Marilena Anzini: “Gurfa” è un disco liquido come l’acqua

redazione

Andate a cercare cosa sia una
gurfa. Spulciate dentro la storia e le antichità, forse in qualche luogo ancora usata come parola. Ma qui simboleggia tanto altro che, il suono prima e la tessitura vocale poi, mi spingono a rintracciare. Disco nuovo per Marilena Anzini, disco che sa di legno e di aperture naturali, di natura, di mondo… sa di uomini assieme in una ritualità primigenia. Disco dentro cui campeggia l’ensemble vocale Ciwicè, perché alla voce è destinato un ruolo centrale. E che bella l’intervista che segue. Un disco che merita ascolti e silenzi, immersione e poca luce sulle ansie moderne…

“Gurfa” è un disco quasi mistico. Ha un gusto esoterico potrei dire… secondo te?
Urca, che domandona!! 😊 Quel che posso dire è che l’aspetto spirituale è molto presente ed importante nella mia vita e quindi penso che in modo naturale si riversi anche nei miei testi e nella musica, anche non intenzionalmente. Sono curiosa, amo osservare ciò che mi circonda e non posso fare a meno di notare quanto la realtà sia in gran parte fuori dalla nostra comprensione e dal nostro controllo. Se si osserva con attenzione, tutto può sembrare un vero miracolo: non è straordinario che su dei rami rinsecchiti spuntino delle gemme ad ogni primavera? Non è incredibile il funzionamento del nostro corpo, che respira anche quando non ce ne accorgiamo? Certo, la nostra intelligenza e la scienza ci spiegano tanto, ma a un certo punto si fermano, lì dove comincia il mistero. È questa parte della realtà -invisibile ed inspiegabile- che mi affascina di più: è dove abitano la musica, la bellezza, l’amore…tutte le cose che, sebbene non si possano vedere, misurare o pesare, sono altrettanto reali, tant’è vero che ci ‘toccano’, ci commuovono, ci trasformano. Non è che siano segrete o esoteriche, sono solo meno evidenti, sussurrate, si fanno scoprire piano piano e spesso richiedono pazienza e attenzione per essere notate e riconosciute. Forse è un po’ così anche la mia musica…non so.

In qualche modo, visto il suo impatto umano e spirituale, ha un senso anche sociale?
Penso e spero di sì. La perdita del senso spirituale ci porta dritti all’illusione di essere autosufficienti ed eterni, e quindi all’individualismo e alla perdita del senso di comunità e di solidarietà umana. Penso che ci sarebbe bisogno di un lavoro capillare, una ‘riforma dell’umanità’ che parta sì da ogni individuo, ma per portarlo a guardarsi dentro e a scoprire quanto siamo simili l’uno l’altro: tutti vulnerabili e bisognosi d’amore, al di là delle differenze esteriori. La musica -come tutta l’arte- ha questo potere di schiudere le porte del nostro mondo interiore, di sciogliere le difese, di farci sentire connessi gli uni agli altri in una realtà che va ben oltre la nostra vita terrena e individuale. Questa sì sarebbe una rivoluzione! A colpi di bellezza, di arte e cultura: armi potentissime per risolvere i conflitti e costruire una società migliore. Il mio album si intitola “Gurfa” che vuol dire “la quantità d’acqua che si può raccogliere in una mano”: una ben piccola quantità, ma della stessa sostanza che forma l’immensità del mare. Ecco, mi piacerebbe che anche la mia musica possa fare la sua parte, anche se piccola, in questa oceanica impresa di costruire una società migliore. 

 
Ho fatto caso come non ci sono colori tristi, scuri, di poca apertura. Non so se è una coincidenza o altro… cosa ne pensi?
La musica, in particolare la forma canzone che ha anche un testo, può avere un’influenza enorme sulle persone, soprattutto se molto giovani e non ancora formate: sento come una grande responsabilità la scelta di cosa condividere. Ho anche una formazione di tipo musicoterapico che penso mi influenzi molto sia nel processo creativo che nella scelta dei brani e che mi porta verso ciò che mi fa bene, con la speranza che possa far bene anche a chi ascolterà; forse è questo quello che hai colto, e mi fa piacere. Detto questo, penso che nella musica ci possa stare di tutto: denuncia delle ingiustizie nel mondo, sano intrattenimento per decongestionare un po’ la tensione della vita, provocazione per smuovere le coscienze, spunti di riflessione sui grandi temi esistenziali…ogni orientamento ha ragione di essere, purché sia autentica espressione di ciò che l’artista vive interiormente (e anche esteriormente) e non sia motivata da mode, autoreferenzialità o da puri intenti commerciali. Inoltre essere autentici e sinceri non è per niente facile: richiede un lavoro personale molto profondo e che dura tutta la vita, ma questo è un altro discorso…

E dal punto di vista degli strumenti… ? Hai scelto timbriche particolari, magari strumenti legati in qualche modo alla dimensione umana?
Sì, un po’ per tutto quello che ho già detto, non amo troppo i campionamenti e le librerie di suoni preconfezionati: in Rhodè, ad esempio, c’è il cinguettio di uccellini ed è proprio quello che è rimasto registrato mentre suonavo la sansula e cantavo la voce guida con la finestra aperta. Io e Giorgio Andreoli, co-produttore di Gurfa e anche del precedente Oroverde, abbiamo lasciato quella registrazione anche sul CD per non perdere l’autenticità di quel momento. Per ciò che riguarda gli strumenti ne ho scelti pochi, pochi ma buoni è il caso di dire, perché tutti gli ospiti di Gurfa sono fior di musicisti, oltre che carissimi amici: Michele Tacchi al basso fretless, Oskar Boldre alla voce, Fiamma Cardani alla batteria/percussioni, Giovanni “Giuvazza” Maggiore alle 12 corde, Giulia Monti al violoncello e Michele Fiarè al didgeridoo, a cui si aggiunge Gabriele Toia che ha suonato il piano in un brano di Oroverde. Ma alla fine il maggior spazio l’ho voluto dare alla voce umana: per questo ho fondato un ensemble vocale femminile, le Ciwicè, con cui lavoro sia in studio che dal vivo. La voce è un suono particolare, dalle potenzialità infinite: veicola le parole del testo ma può essere usata anche in modo molto diverso e infatti nelle mie canzoni uso spesso intrecci vocali fatti di sillabe e fonemi privi di significati verbali che creano dei veri e propri tappeti sonori ispirati alle Circlesongs di Bobby McFerrin. Io ho studiato molto con Rhiannon, sua storica collaboratrice, e anche con Oskar Boldre, che è stato uno dei primi a divulgare in Italia questa meravigliosa forma di canto corale improvvisato. E ho studiato molto anche Funzionalità vocale con Maria Silvia Roveri, sperimentando che la voce è il suono più vicino all’essere umano: è prodotto dal corpo messo in risonanza dalla vibrazione delle corde vocali, ed è in relazione anche con tutte le altre parti, meno visibili ma altrettanto reali, quali emozioni, pensieri, spirito…nella voce c’è tutto l’essere umano, e in un insieme di voci c’è ancora di più. È il suono più antico e ricco con cui si è fatta musica. Per questo ho voluto dare così tanto spazio alle voci e continuerò a darlo anche nel prossimo album, su cui sto già lavorando.

L’acqua… per te cosa rappresenta? E so che non è una domanda a caso...
L’acqua è l’ambiente dove è nata la vita miliardi di anni fa, e ancora oggi non possiamo vivere senza di essa: è vitale, così come lo è la musica, che è fatta di suoni e quindi di vibrazioni, di energia. Quando cantiamo tutto il nostro corpo entra in risonanza, ossa, mucose, muscoli, tendini e anche il sangue! Noi esseri umani siamo fatti di acqua per il 75% e anche di musica perché vibriamo: siamo acqua che suona! E quando cantiamo vibriamo ancora di più: per questo cantare fa bene, perché ci fa sentire più vivi e pieni di energia! Quando ho scelto i brani di Gurfa, ho notato che erano legati da questo filo conduttore dell’acqua e mi è sembrato bello sottolinearlo: Gurfa è una goccia nell’oceano della musica, ma è la goccia che ho tenuto tra le mie mani, con molta cura, e sono tanto felice di averla condivisa con il mondo. 

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