Thëm: “Ciò che resta di me è un viaggio dentro quello che siamo”

redazione

“Ciò che resta di me” è il nuovo disco dei Thëm, un lavoro che prende forma da una tensione emotiva costante e dal bisogno di guardarsi dentro senza filtri. L’album affronta il tema del confronto – con se stessi e con l’altro – come atto necessario, anche quando significa restare dentro il dolore, il silenzio e la fragilità.

Il cuore del disco è un viaggio interiore che non nasce da un progetto narrativo dichiarato, ma che emerge in modo naturale, rileggendo testi e sensazioni. I Thëm raccontano stati emotivi sospesi, momenti di chiusura e di analisi in cui ciò che all’esterno sembra immobile, dentro continua a muoversi con forza. È un racconto fatto di fratture, consapevolezze e mancanze, che evita soluzioni immediate e preferisce sostare nelle crepe.

Dal punto di vista sonoro, il lavoro alterna impatti ruvidi e passaggi più avvolgenti, mantenendo una tensione costante tra urgenza espressiva e introspezione. “Ciò che resta di me” non offre risposte, ma restituisce una fotografia sincera del disagio contemporaneo, trasformandolo in un linguaggio condivisibile e profondamente umano.

Le otto tracce sembrano comporre un vero e proprio viaggio: c’è un filo narrativo preciso?
Non volutamente, ma alla fine rileggendo tutti i testi c’è un filo conduttore che è quello di un viaggio all’interno di sé stessi e appunto “Ciò che resta di me”  

Incontrami apre il disco: perché era il brano giusto per iniziare questo racconto?
È il brano più “vecchio” di quelli del disco, il primo che abbiamo composto in italiano; quindi, non poteva che essere lui l’opening. A parte essere tutt’ora tra i miei pezzi preferiti (Daniel)
 
Baratro dei miei silenzi è uno dei titoli più evocativi: cosa rappresenta per voi?
Rimaniamo in tema di pezzi preferiti ahah 
Baratro dei miei silenzi è lo specchio di tutti quei momenti di silenzio o di chiusura in cui c’è un mondo dentro inespresso. Anche rimanendo tutto immobile e muto all’esterno, dentro, è un temporale di suoni e immagini. 
Penso sia una sensazione che almeno una volta nella vita abbiamo provato tutti. 

Suffer e Lost segnano un cambio di atmosfera: come avete costruito queste fratture emotive?
Suffer e Lost nascono da frammenti di riff di due pezzi che avevamo scritto nel periodo di Frames, che erano rimasti parcheggiati dopo l’uscita del disco.
Provando in sala prove gli abbiamo dato una forma nuova, ci è piaciuta e sono rimasti lì.
Può anche essere questo il motivo per cui siano in inglese rispetto agli altri, ma non è voluto: semplicemente si ‘chiamavano’ l’inglese.

Specchi chiude l’album: è una resa dei conti o una ripartenza?
Specchi è una resa dei conti con la scarsa autostima a 360°, un momento di analisi, che non vuol dire per forza cercare una ripartenza.
È una presa di consapevolezza che, anche non amando se stessi, non accettando il positivo che vedono gli altri da fuori, questo non influisce su quello che alla fine si dà.


Tags

#buttons=(Accetta) #days=(20)

"Questo sito utilizza cookie di Google per erogare i propri servizi e per analizzare il traffico. Il tuo indirizzo IP e il tuo agente utente sono condivisi con Google, unitamente alle metriche sulle prestazioni e sulla sicurezza, per garantire la qualità del servizio, generare statistiche di utilizzo e rilevare e contrastare eventuali abusi." Per saperne di più. leggi tutto
Accept !