Il crooner moderno che rieduca l'ascolto: un viaggio che fonde il sound analogico con la Hollywood digitale degli anni '30.
Reinventare un classico non è mai un'operazione banale, specialmente se il brano in questione è un pilastro della musica italiana. Lucky Galioso affronta questa sfida con la serenità di chi vive la musica come un gioco e la consapevolezza di chi sa guardare al futuro senza dimenticare le radici. Grazie a un team d'eccellenza e all'uso pionieristico dell'Intelligenza Artificiale, Lucky ci porta dietro le quinte del suo nuovo progetto.
Come stai vivendo l'accoglienza di questo singolo, considerando che hai sfidato un "mostro sacro" della musica italiana?
Molto bene e con molta tranquillità. Sono grato ai molti addetti ai lavori e non che stanno sostenendo questa mia bizzarra idea.
Il videoclip ricostruisce la Hollywood degli anni '30 tramite l'IA. Come convivono queste tecnologie moderne con un sound così analogico?
Siamo nel futuro, nell'era del "tutto è possibile". Mi sono affidato a un team di professionisti che, grazie alla sceneggiatura di Andrea Carlo Cappi, sono riusciti a trasporre le emozioni del brano facendolo vibrare visivamente.
Quali artisti ti hanno insegnato a "vestire" una canzone con arrangiamenti così insoliti?
Nessuno in particolare. Il risultato è dato da un insieme di concetti stravolti e rivisitati che spaziano da Bing Crosby a Isaac Hayes, dai Four Tops alla Kool & The Gang fino a Prince o George Michael.
Quali sono state le maggiori difficoltà nel proporti al mercato con un restyling così netto?
Nessuna nel propormi. Il problema semmai è lo stereotipo del mercato musicale e la difficoltà di un'eventuale rieducazione all'ascolto.
Qual è il tuo vero sogno nel cassetto? Ti vedi più su un palco virtuale o reale?
Il mio sogno è già realizzato: vivere di musica, che è il mio gioco, il mio hobby e la mia vita. Di virtuale nella mia vita c'è stato solo questo fantastico video; per il resto continuo a vivere la realtà e le "certe notti" sui palchi veri.

