A poche ore dal debutto ufficiale del singolo "Panic Attack", previsto per il 6 marzo, l'artista Sara si racconta in un'intervista che esplora la genesi e l'anima del suo nuovo progetto. Il brano, nato da una notte di confessioni tra amiche, si evolve da un'essenziale base di piano e voce verso una produzione che alterna momenti intimi e incisivi per dar voce a un profondo conflitto interiore.
Con un passato decennale nel panorama alternative-rock e influenze che spaziano da Carmen Consoli ai Verdena, Sara affronta oggi la sfida più complessa del mercato musicale attuale: mantenere la propria identità artistica senza scendere a compromessi con le logiche del gradimento di massa. Tra il desiderio di tornare alla dimensione live con una band e il sogno di vedere il pubblico cantare i propri brani, l'artista condivide le emozioni e la resilienza che guidano il suo percorso.
Sara, sono passate pochi giorni dal debutto ufficiale di "Panic Attack" (6 marzo). Con quale stato d’animo stai vivendo questa release e cosa ti aspetti dalla risposta del pubblico?
Lo sto vivendo con tanta emozione ed impazienza. Ogni release è sempre importante perché significa esporsi, condividere con il pubblico i tuoi pensieri, le tue emozioni. Spero possa arrivare con la stessa sincerità con cui è stato scritto.
Lo sto vivendo con tanta emozione ed impazienza. Ogni release è sempre importante perché significa esporsi, condividere con il pubblico i tuoi pensieri, le tue emozioni. Spero possa arrivare con la stessa sincerità con cui è stato scritto.
Come immagini la dimensione live di questo nuovo singolo? Hai già in mente come portarlo on stage per trasmettere l'energia del brano?
La dimensione del live è una dimensione a cui tengo molto e che, in questo mondo sempre più social, mi manca moltissimo. Mi piacerebbe riuscire a costruire un live con una band di supporto, mi divertirei tantissimo.
La dimensione del live è una dimensione a cui tengo molto e che, in questo mondo sempre più social, mi manca moltissimo. Mi piacerebbe riuscire a costruire un live con una band di supporto, mi divertirei tantissimo.
Raccontaci la genesi tecnica di "Panic Attack". Dalla prima intuizione in studio alla scelta del sound finale: come avete lavorato sulla produzione per far emergere tematiche così intense?
“Panic Attack” è nata dopo una lunga notte trascorsa a parlare con un’amica, tra confessioni e riflessioni. È partita da una idea semplice, piano e voce, che ascolto dopo ascolto ha continuato ad arricchirsi di dettagli. In fase di produzione siamo rimasti abbastanza fedeli alla mia idea iniziale: alternare momenti più incisivi ed altri più “intimi” e melodici, quasi a voler sottolineare il conflitto interiore che il brano rappresenta.
“Panic Attack” è nata dopo una lunga notte trascorsa a parlare con un’amica, tra confessioni e riflessioni. È partita da una idea semplice, piano e voce, che ascolto dopo ascolto ha continuato ad arricchirsi di dettagli. In fase di produzione siamo rimasti abbastanza fedeli alla mia idea iniziale: alternare momenti più incisivi ed altri più “intimi” e melodici, quasi a voler sottolineare il conflitto interiore che il brano rappresenta.
Il tuo stile è molto definito. Qual è stato il percorso che ti ha portata a queste sonorità e chi sono i "maestri" o i riferimenti discografici che hanno guidato la tua crescita artistica?
Grazie mille, è un bellissimo complimento. Per dieci anni ho fatto parte di un progetto alternative-rock con cui ho lavorato tantissimo alla ricerca di un suono definito e riconoscibile e con cui sono cresciuta molto artisticamente. Avevamo tutti ascolti e riferimenti musicali diversi e questo ci ha permesso di dare apporti differenti al progetto. Gli artisti che maggiormente hanno influenzato e continuano ad influenzare la mia scrittura sono Carmen Consoli, Levante, Verdena, Marlene Kuntz e Afterhours anche se devo dire che come ascolti spazio moltissimo.
Grazie mille, è un bellissimo complimento. Per dieci anni ho fatto parte di un progetto alternative-rock con cui ho lavorato tantissimo alla ricerca di un suono definito e riconoscibile e con cui sono cresciuta molto artisticamente. Avevamo tutti ascolti e riferimenti musicali diversi e questo ci ha permesso di dare apporti differenti al progetto. Gli artisti che maggiormente hanno influenzato e continuano ad influenzare la mia scrittura sono Carmen Consoli, Levante, Verdena, Marlene Kuntz e Afterhours anche se devo dire che come ascolti spazio moltissimo.
Emergere oggi richiede non solo talento, ma una resilienza fuori dal comune. Quali sono state le sfide più complesse che hai dovuto affrontare nel tuo percorso per far sentire la tua voce nel mercato attuale?
La sfida più grande che affronto costantemente è riuscire a rimanere me stessa, senza cadere nella tentazione di scrivere musica fatta per piacere agli altri. Ovviamente è una cosa che pago in termini di ascolti e visibilità, ma so che altrimenti non riuscirei né a sentirmi soddisfatta né ad essere credibile.
La sfida più grande che affronto costantemente è riuscire a rimanere me stessa, senza cadere nella tentazione di scrivere musica fatta per piacere agli altri. Ovviamente è una cosa che pago in termini di ascolti e visibilità, ma so che altrimenti non riuscirei né a sentirmi soddisfatta né ad essere credibile.
Se dovessi guardare al "cassetto dei sogni", cosa vedi per il tuo futuro prossimo? Quali sono i traguardi concreti che ti sei posta per i prossimi mesi dopo l'uscita di questo singolo?
Concretamente continuerò a scrivere e produrre nuovi brani, ma guardando al cassetto dei sogni vedo tantissimi concerti in giro per l’Italia e un pubblico che canta le mie canzoni.
Concretamente continuerò a scrivere e produrre nuovi brani, ma guardando al cassetto dei sogni vedo tantissimi concerti in giro per l’Italia e un pubblico che canta le mie canzoni.

