Per anni ha vissuto la musica un passo indietro, imbracciando la chitarra e nascondendo una voce di cui quasi si vergognava. Oggi, Froyd ha invertito la rotta e si racconta a Top Stage in occasione dell'uscita di "Dafne", il suo nuovo singolo radio e digitale fuori dal 5 giugno. Dagli esperimenti casalinghi durante il lockdown fino alle lezioni con Cecilia Miradoli, il cantautore milanese ha trasformato le proprie fragilità in un pop rock viscerale ed energico. In questa intervista, Froyd ci svela i segreti di una produzione nata in sinergia con il produttore Nubula, le sue ispirazioni internazionali – da Sam Fender ai Kaleo – e il sogno, un giorno, di calcare il palco di Sanremo.
"Dafne" è fuori dal 5 giugno in radio e in digitale. Trattandosi di un brano così intimo e legato a un pezzo importante della tua vita, come stai vivendo l’uscita del singolo e i primi riscontri del pubblico?
Sono molto soddisfatto dei feedback che sto ricevendo, sia per quanto riguarda la scrittura sia per la parte strumentale. Mi piacerebbe che DAFNE e il resto dell’Ep ricevessero il giusto riscontro che meritano. Sto prendendo tutti i complimenti e le critiche per spronarmi a migliorare sempre di più.
Raccontaci la genesi del nuovo brano: dal sound alla tematica. Insieme al tuo produttore Antonio (Nubula) vi siete mossi tra delicatezza e potenza, arricchendo la traccia con un poderoso assolo di sax, nonostante fosse stilisticamente molto diversa dal resto dell'EP. Come si è sviluppato questo lavoro in studio?
Inizialmente, quando mandai ad Antonio la demo di DAFNE, non ne fu troppo convinto. Effettivamente era un po’ monotona come arrangiamento e armonia, nonostante la melodia del ritornello risultasse fin da subito molto forte, così questo brano rimase in stand by per qualche mese. Finché un giorno, rimandai a Nubula una registrazione in sala prove di una versione elettrica di DAFNE, e questa volta ne fu colpito al punto di riconsiderarla per l’inserimento nel disco. Da qui la ricerca e la sperimentazione in studio con Antonio hanno portato al giusto abito sonoro per DAFNE.
Le tue radici affondano nella musica di strada e nel background da chitarrista. Come ti sei avvicinato a questo stile pop rock così viscerale a cui ci stai abituando? Quali sono i tuoi veri artisti di riferimento?
Per lo stile musicale caratteristico di DAFNE e dei prossimi brani, ho preso spunto da alcuni artisti di oggi che ammiro molto e che mi intrigano come sound e scrittura. In primis, Sam Fender e i Kaleo, ai quali mi sento particolarmente affine e debitore. Ascoltavo già da tempo questi artisti, ma penso di essermi riavvicinato nell’ultimo periodo, in concomitanza con le loro ultime release.
Nel gennaio del 2025 hai scelto di dare una svolta e di puntare su un progetto solista. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato negli anni per emergere nell'ambito musicale e far sentire la tua voce?
Per tanti anni mi vergognavo della mia voce. Nei gruppi in cui ho suonato come chitarrista a mala pena facevo i cori. Ho iniziato a giocare e sperimentare con la mia voce durante il periodo del Covid. La chiusura di quei mesi mi ha concesso il tempo di esercitarmi fino a mettermi in gioco con le prime esperienze del busking. Attualmente prendo lezioni di canto da una maestra e cantautrice molto brava, Cecilia Miradoli, frontwoman dei Pindhar, che mi sta aiutando a tirare fuori le parti migliori della mia voce.
Guardando al futuro e a questa tua nuova veste cantautoriale, qual è il tuo sogno nel cassetto più grande?
Si può dire?? Ahahah Beh… non mi dispiacerebbe un giorno arrivare a San Remo, portando magari un brano più maturo. Ad ogni modo vorrei arrivare al punto di vivere solamente con la muisca. Già da questo momento, Cerco di costruirmi questo futuro giorno dopo giorno con dedizione ed impegno e sono sicuro che qualcosa di buono succederà.
Con la release estiva di "Dafne" hai ufficialmente aperto la strada. Quali sono i prossimi obiettivi a breve termine, in vista dell’autunno?
Vorrei far circolare il più possibile i miei brani e i miei messaggi, suonando in locali importanti di Milano e del resto d’Italia. Mi piacerebbe creare una community che condivida i miei valori e che mi possa aiutare a crescere come artista e persona. Mi darò da fare il più possibile per raggiungere tutti questi obiettivi e spero di avere anche un pizzico di fortuna.

