La guerra con sé stessi e la rinascita: Ragone si racconta a Top Stage

redazione

 


Dal profondo amore per le icone del pop femminile alla firma con Up Music, il cantautore barese Ragone svela i retroscena del suo nuovo singolo "Labirinto". Un viaggio intimo tra le paure della mente, l'urgenza di sperimentare nuove sonorità e il coraggio di non abbandonare mai i propri sogni, in attesa di salire sul prestigioso palco dell'Irpinia Pride.

Ciao Vito, benvenuto! Partiamo dalle tue radici a Bari: com'è nata la tua passione per il canto e in che modo lo stile e la sensibilità delle grandi voci del pop femminile hanno influenzato la tua identità artistica?

La mia passione per la musica è nata letteralmente tra le mura di casa. Mia madre mi racconta sempre che a soli tre anni giravo per le stanze utilizzando tutto ciò che trovavo in giro come microfono, cantando a squarciagola "La solitudine" di Laura Pausini. Da lì in poi la musica ha preso il sopravvento: a sei anni penso di aver cantato a qualsiasi festa di famiglia "My heart will go on" di Celine Dion. Non ho mai smesso. Ho sempre continuato ad ascoltare tantissima musica, ma il pop è sempre stato il mio porto sicuro. Sono stato profondamente influenzato dalle grandi voci femminili del panorama nazionale e mondiale: artiste come Elisa, Giorgia, Annalisa, Taylor Swift e tantissime altre cantautrici. Da loro ho assorbito non solo la tecnica, ma soprattutto la sensibilità interpretativa e la capacità di trasmettere sfumature emotive uniche. Il pop femminile mi ha letteralmente insegnato a dare una forma e un'identità alla mia voce. 

Dallo studio del canto e le cover di successo fino alla firma con Up Music. Quando hai sentito per la prima volta l'urgenza di passare dall'interpretazione alla scrittura per raccontare la tua vera vita in musica?

Ho sempre avuto il desiderio profondo di scrivere qualcosa di mio, di mettere i miei pensieri su carta, ma per molto tempo mi sono fatto frenare dalle insicurezze. Mi dicevo continuamente: "Non sei in grado, non fa per te". La vera svolta è arrivata quando ho iniziato a collaborare con il team e gli autori di Up Music. Ho sentito una fiducia e una carica pazzesche intorno a me, un'energia che mi ha spinto a superare i miei limiti. Così ci ho provato, ho buttato giù i primi versi e da quel momento si è sbloccato qualcosa. Da quel lavoro di squadra sono nati i singoli che avete ascoltato e tutti i nuovi brani ai quali sto continuando a lavorare in studio con enorme entusiasmo. 

Facendo un salto indietro nel tempo all'inizio di tutto, qual è il tuo primissimo ricordo legato a un'emozione musicale?

Tutto è iniziato nella mia cameretta, che per anni è stata il mio palco personale. Ricordo perfettamente quando mio padre mi regalò uno stereo dotato di microfoni: da quel giorno la mia vita è cambiata. Passavo le ore chiuso lì dentro a tormentare tutto il vicinato, con la musica a tutto volume, cantando qualsiasi cosa mi capitasse tra le mani. Quel senso di totale spensieratezza e la libertà di esprimermi attraverso la voce, senza filtri, è il primissimo e più nitido ricordo che associo all'emozione di fare musica. 

Il tuo nuovo singolo s'intitola "Labirinto" e affronta apertamente la delicata tematica della "guerra con sé stessi". Da quale vissuto personale o riflessione è nata l'esigenza di esplorare queste gabbie mentali e di scegliere proprio questo titolo?

La genesi del brano è molto intima ed è nata pensando a una persona alla quale sono profondamente legato. Volevo raccontare quelle complesse dinamiche di connessione e rigetto che possono nascere anche all’interno di un amore forte, ma che viene condizionato dalle esperienze passate, dai traumi e dai percorsi personali di ciascuno. Il sentimento tra due persone resta vivo e intenso, eppure rischia di perdersi e sfilacciarsi nel "labirinto dei giorni", tra i ricordi e le insicurezze. Sono proprio queste paure che, a volte, ci chiudono dentro noi stessi, facendoci fare la guerra con la nostra mente e impedendoci di vedere che la via d’uscita è, in realtà, molto più vicina di quanto pensiamo. Il titolo "Labirinto" racchiude esattamente questa sensazione: perdersi nei propri pensieri quando basterebbe solo tendere una mano per ritrovarsi. 

Passando dall'energia dance del tuo precedente inno "Restart" all'introspezione di questa nuova uscita, quanto è vitale per te, come cantautore, la continua ricerca e sperimentazione di nuove sonorità?

Per me la sperimentazione è vitale, è la linfa del mio progetto. Il mio singolo precedente, "Restart", è stato un vero e proprio salto nel vuoto e un esperimento puro: la dance era un genere che non avevo mai esplorato prima. Quando Sabatino Salvati ha creato la melodia, ho capito immediatamente che era la direzione giusta, anche se si trovava completamente fuori dalla mia comfort zone. Amo mettermi alla prova ed esplorare sonorità sempre diverse; passare dalla cassa dritta ed energica di un inno di rinascita all'atmosfera più intima e avvolgente di "Labirinto" dimostra proprio questo mio bisogno di non essere mai statico e di evolvermi costantemente. 

A proposito del brano, hai sottolineato la grande forza terapeutica della condivisione per uscire dall'isolamento. Qual è l'insegnamento umano più importante che hai tratto finora dal tuo percorso musicale?

L'insegnamento più grande è senza dubbio quello di non abbandonare mai un sogno, a qualunque costo e nonostante le cadute. Può sembrare una frase fatta, ma io l'ho vissuta sulla mia pelle: nel 2016, dopo due esperienze molto negative che mi avevano ferito, avevo deciso di mollare tutto e di accantonare definitivamente il canto. Sono tornato a prendere lezioni solo nel 2023, e rimettermi davanti a quel microfono è stato letteralmente come tornare a respirare dopo anni in apnea. Quando poi ho incontrato la mia attuale etichetta e ho visto la serietà del progetto, ho deciso di provarci sul serio. Comunque vadano le cose, questi ultimi due anni sono stati bellissimi e mi hanno ripagato di ogni momento buio. 

Sappiamo che hai portato la tua musica sul prestigioso palco dell'Irpinia Pride 2026. Oltre a questo grande evento, c'è qualche altra novità discografica che vuoi svelare in anteprima ai nostri lettori?

Salire sul palco dell'Irpinia Pride 2026 lo scorso 14 giugno ad Atripalda è stata un’emozione indescrivibile e profonda. Proprio ad Avellino, tra quelle strade e circondato dai miei amici più cari, avevo vissuto il giorno dell’uscita del mio primissimo singolo; tornare lì per presentare "Labirinto" ha chiuso un cerchio perfetto, regalandomi un momento di pura libertà. Attualmente tutte le mie energie sono concentrate sul lancio e sulla promozione di questo singolo, a cui tengo moltissimo. Al tempo stesso, però, posso anticiparvi che la macchina non si ferma: sono già tornato in studio per lavorare a nuovi progetti e nuove canzoni. Non vedo l'ora di potervi svelare qualcosa in più nei prossimi mesi!

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