Con “Restiamo qui”,
Rocket B porta in musica un messaggio semplice ma potente: affrontare insieme
le difficoltà può trasformare la sofferenza in forza. Il singolo, che unisce
rap, house e dance, rappresenta un importante passo avanti nel percorso
dell'artista, nato dal beatbox e cresciuto attraverso studio, sacrificio e
passione. In questa intervista racconta la nascita del brano, le sue influenze
musicali e il sogno di creare una musica capace di unire le persone.
Come stai vivendo l’uscita di “Restiamo qui” e le prime
reazioni a questo nuovo capitolo del tuo percorso artistico?
Ciao, sono davvero
contento dell’uscita del singolo: finalmente ho realizzato un piccolo sogno,
anche se si tratta solo di un sassolino nella scarpa perché c’è ancora tanta
strada da fare, ma ho avuto un sacco di pareri positivi e alla fine è questo
ciò che conta.
Raccontaci la genesi di “Restiamo qui”: come è nato il
brano e come hai lavorato per fondere sonorità house, rap e dance con un messaggio
di speranza e unione?
Sono del parere che
da soli non si arriva da nessuna parte, soprattutto sulla musica dove serve
davvero tanta energia costanza e sacrificio, oltre al divertirsi: è bello
passare del tempo insieme.
Nel tuo percorso sei passato dal beatbox alla produzione
musicale, sperimentando diversi linguaggi sonori. Come si è sviluppato il tuo
stile e quali artisti hanno influenzato maggiormente la tua musica?
Beh, il beatbox ti
dà il groove principale dove poi attacchi il tutto… è stato davvero importante
giocare con l’immaginazione e riuscire ad unire il tutto portando comunque
un’ondata davvero nuova. Sicuramente gli artisti che più mi hanno influenzato
sono nomi come Gemitaiz, Madame, Noyz Narcos, Salmo, Marracash, Charlotte de
Witte, Martina Camargo.
Quali sono state le maggiori difficoltà che hai
affrontato nel costruire il tuo percorso da artista indipendente e produttore
di te stesso?
Sicuramente cercare
la perfezione nel suono... non è facile concretizzare a volte ciò che si ha in
testa, ma con tanta, davvero tanta, pazienza... le cose si ottengono.
Tra il progetto “Tribù” e il desiderio di creare musica
capace di unire le persone, qual è il sogno che custodisci nel cassetto?
Sicuramente vedere
ballare felice la gente in spiaggia o robe simili. Sarebbe bellissimo fare
della musica per calmare il sistema nervoso, ed entrare in un altro mondo, un
poco più magico... perché tutto questo fa parte della musica: l’unione. Oppure,
tutti che suonino uno strumento!
A quali obiettivi stai lavorando in questo momento e cosa
possiamo aspettarci dai tuoi prossimi progetti?
Per ora sto
progettando un ep, ma sono un perfezionista, quindi mi ci vorrà ancora un poco
di tempo prima di far uscire il tutto... anche perché lavorando non è facile
unire le cose. Grazie mille.

