Santelmo: «Inseguire l'autenticità oltre la corsa dei social»

redazione
 


Dalla camminata notturna al Circo Massimo al ritorno in una veste acustica intima e diretta: il cantautore modenese classe '94 si racconta a Top Stage in occasione del lancio di "Che ridere (acoustic version)". Un'intervista aperta in cui Santelmo riflette sull'importanza di circondarsi delle persone giuste, sul valore terapeutico del live e sul desiderio profondo di creare un legame sincero con chi ascolta la sua musica.

Come stai vivendo l’uscita e il riscontro di “Che ridere (acoustic version)”, sia in streaming che in rotazione radiofonica?
È ancora presto per avere riscontri concreti, il brano è appena uscito. Ma vivo questa uscita con la stessa leggerezza con cui è nata: più che un lancio, la sento come un modo per riconnettermi con chi mi segue.

Raccontaci la genesi di questo brano: dall'ispirazione nata in una sera di maggio davanti al Circo Massimo fino alla scelta di uno stile essenziale, incentrato su voce e chitarra acustica.
È nata quasi per caso, camminando da solo davanti al Circo Massimo: un’immagine, una frase, una melodia che non andavano più via. Ho fantasticato una scena che avrei voluto vivere, dopo un periodo pesante. La scelta di voce e chitarra, per questa versione, è arrivata naturale: volevo raccontarla di nuovo nel modo più diretto possibile, senza sovrastrutture.

Quando e come ti sei avvicinato alle sonorità indie pop e cantautorali? Quali sono i tuoi punti di riferimento artistici?
Ultimamente ascolto molto cantautorato indie italiano — Gazzelle, Coez, Fulminacci, Pinguini Tattici Nucleari, Enrico Nigiotti, Eugenio in Via di Gioia — e mi affascina come riescano a rendere leggere anche le storie più tristi. Ma ascolto anche molto indie folk, come i Lumineers, Vance Joy e Ed Sheeran.

Dalla solitudine del lockdown alle prime esperienze sul palco, quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato negli anni per emergere nell'ambito musicale indipendente?
La scena italiana oggi chiede di essere sempre presenti — pubblicazioni, contenuti, social — ed è facile perdere autenticità in questa corsa continua. Ma la difficoltà più personale, per me, è stata un’altra: avere intorno le persone giuste, che ti sappiano indirizzare nei momenti di sviluppo ma anche di sconforto o indecisione, che capitano spesso in questo percorso.

Il tuo sogno nel cassetto come cantautore?
Forse non sarò allineato alla maggior parte dei cantautori emergenti, ma a me renderebbe già molto contento sapere che qualcuno possa ritrovarsi in una mia canzone, emozionarsi, o cantarla insieme a me in un piccolo live qualsiasi.
Il sogno un po’ più irrealizzabile sarebbe quello di suonare qualche pezzo con qualcuno dei miei artisti preferiti.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi tra nuove uscite e crescita del percorso dal vivo?
Continuare a portare la mia musica dal vivo, e nel frattempo far uscire nuove canzoni con più costanza. Poi, non mi dispiacerebbe affiancarmi a qualche altro cantautore emergente e scrivere qualche canzone insieme.

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