Tra fragilità ed energia: Sgvmo conquista il suo spazio con “Aria Nuova”

redazione

 


Quando la sincerità incontra un sound capace di evolversi, la musica smette di essere un semplice ascolto e diventa un'esperienza condivisa. Sgvmo (Simone Gatti) lo sa bene: dopo un percorso partito dalla scrittura rap più pura, l'artista si muove con naturalezza nell'urban pop contemporaneo, trasformando le proprie fragilità in brani ricchi di sfumature. Con il lancio del nuovo singolo "Aria Nuova", lo abbiamo ospitato su Top Stage per parlare della genesi del brano, delle sfide di farsi strada nel panorama italiano e della voglia di portare la sua musica sempre più in alto.

 

"Aria Nuova" è finalmente fuori e disponibile sulle piattaforme digitali e in radio. Come stai vivendo l’uscita del singolo e i primi riscontri di chi si sta rispecchiando nelle tue parole?

È una sensazione difficile da spiegare, perché quando scrivi un brano così personale per molto tempo rimane quasi una cosa privata. Poi arriva il momento in cui lo lasci andare e passa nelle mani degli altri. La cosa più bella è vedere che alcune persone riescono a ritrovare una parte della propria storia dentro le mie parole.

Aria Nuova nasce da una sensazione molto comune: quella di sentirsi fermi, di avere bisogno di cambiare qualcosa, di cercare uno spazio nuovo per tornare a respirare. Sapere che qualcuno si riconosce in questo significa che il brano ha raggiunto il suo scopo.

Raccontaci la genesi del nuovo brano: in studio avete lavorato sulle dinamiche e sulle atmosfere per accompagnare questo senso di liberazione. Come avete costruito questo sound che unisce intimità e spinta energetica?

L’idea era proprio quella di creare un contrasto tra due sensazioni: da una parte la parte più fragile e introspettiva, dall’altra la voglia di reagire e ripartire.

Il testo nasce da un momento di riflessione personale, ma musicalmente volevo che il brano non rimanesse chiuso nella malinconia. Volevo che avesse una crescita, una sensazione di apertura, come quando dopo un periodo difficile finalmente riesci a vedere una possibilità davanti a te.

Come ti sei avvicinato allo stile urban pop a cui ci hai abituati? Quali sono i tuoi artisti di riferimento, italiani o internazionali, che ritrovi inconsciamente nelle tue tracce?

Io arrivo dalla scrittura, prima ancora che dalla musica. Ho iniziato scrivendo testi e il rap è stato il primo linguaggio che mi ha permesso di raccontarmi. Con il tempo ho sentito l’esigenza di aprirmi anche alla melodia, perché alcune emozioni avevano bisogno di essere cantate più che raccontate.

L’urban pop è diventato quindi il punto d’incontro naturale tra queste due parti.

Ascolto tanti artisti diversi e cerco sempre di prendere ispirazione senza perdere la mia identità. Mi hanno influenzato sicuramente il mondo rap italiano, ma anche artisti internazionali capaci di unire profondità, atmosfera e immediatezza.

Scrivere di fragilità e del bisogno di cambiare in modo sincero e privo di filtri non è mai semplice. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato finora per far emergere la tua musica ed essere capito nel panorama italiano?

La difficoltà più grande è stata sicuramente mostrarmi. La mia musica nasce da parti molto personali di me e mettere quelle emozioni davanti agli altri significa accettare di essere giudicati.

Credo che oggi ci sia tanto rumore intorno alla musica: tanti contenuti, tante uscite, tanta velocità. In questo contesto la sfida più grande è riuscire a fermare qualcuno per qualche minuto e creare una connessione vera.

Io non cerco necessariamente di raccontare una vita perfetta, anzi. Mi interessa raccontare le contraddizioni, i momenti in cui ci si sente persi ma si prova comunque ad andare avanti.

Se chiudi gli occhi e pensi alla tua carriera, qual è il tuo sogno nel cassetto più grande?

Il sogno più grande è riuscire a vivere della mia musica e avere la possibilità di dedicarle tutto il tempo e le energie che merita.

Ma ancora prima del successo, il sogno è lasciare qualcosa alle persone. Vorrei che qualcuno potesse ascoltare una mia canzone in un momento particolare della propria vita e sentirsi meno solo.

Poi ovviamente sarebbe bellissimo arrivare a palchi importanti, costruire un pubblico fedele e vedere questo progetto crescere sempre di più.

Con "Aria Nuova" metti al centro la voglia di svoltare e guardare avanti. Quali sono i prossimi obiettivi e le prossime tappe che hai fissato sulla tua mappa?

Sicuramente continuare a costruire. Aria Nuova è un tassello di un percorso più ampio: voglio continuare a pubblicare musica, raccontare nuove parti di me e far crescere il progetto Sgvmo.

L’obiettivo è migliorare sempre, sia dal punto di vista musicale che artistico, creando un’identità sempre più riconoscibile.

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