Call me Laura e "Il primo ballo": la magia delle piccole cose in una canzone

redazione

 


La cantautrice Call me Laura si racconta a cuore aperto ai microfoni di Top Stage, parlando del suo nuovo singolo "Il primo ballo", uscito per Up Music. Un'intervista intima che ripercorre il suo singolare percorso musicale, dalle prime aspirazioni infantili alla scoperta della propria voce, svelando come la poesia si nasconda nei dettagli più semplici della vita quotidiana e nell'autenticità dei sentimenti.

Dal 18 settembre è fuori "Il primo ballo", il tuo nuovo singolo per Up Music. Come stai vivendo l'uscita e l'accoglienza di questo nuovo capitolo del tuo percorso artistico?

Lo sto vivendo con tantissima emozione, forse anche più di quanto mi aspettassi. Ogni volta che esce una canzone succede qualcosa di strano: per mesi è stata solo tua, l'hai scritta, l'hai cantata, l'hai ascoltata mille volte, ci hai messo dentro pensieri, emozioni e pezzi di vita. Poi arriva il giorno in cui devi lasciarla andare e improvvisamente non ti appartiene più soltanto. Con "Il primo ballo" è ancora più speciale perché è una canzone a cui sono molto legata. Racconta una parte di me, ma anche tantissime persone che ho incontrato nel mio lavoro e che, magari senza saperlo, mi hanno ispirata. La cosa più bella è vedere che qualcuno si riconosce nelle mie parole, che mi scrive per raccontarmi la propria storia o mi dice che un'immagine della canzone gli ha fatto pensare a qualcuno. È lì che capisco perché scrivo. Perché alla fine il sogno non è soltanto pubblicare una canzone. È sapere che qualcosa che è nato dentro di te può arrivare dentro qualcun altro. E "Il primo ballo", adesso, è finalmente anche un po' vostro.

Raccontaci la genesi de "Il primo ballo": come sei riuscita a unire questo sound pop moderno e caldo con una tematica così intima come la bellezza delle piccole abitudini condivise in amore?

"Il primo ballo" è nata dal mio lavoro, ma soprattutto da quello che il mio lavoro mi permette di vedere ogni giorno. Lavorando con le coppie e con i matrimoni mi trovo spesso a vivere momenti molto emozionanti: il "sì", gli sguardi, le promesse, le lacrime e, naturalmente, il primo ballo. A un certo punto, però, mi sono chiesta cosa succede quando la musica finisce. Quando gli invitati tornano a casa, le luci si spengono, il vestito viene riposto nell'armadio e rimangono soltanto loro due. Mi sono resa conto che forse è proprio li che comincia il vero primo ballo. Ho iniziato quindi a immaginare la quotidianità di una coppia: i calzini nel letto, le scarpe all'ingresso, un bacio al semaforo rosso, il divano, una nuova città da scoprire insieme, un ballo improvvisato davanti alla luce di un frigorifero aperto. E anche quel tiramisù senza glutine che per me è un dettaglio molto personale, ma che racconta una cosa molto più grande: qualcuno che pensa a te senza che tu debba chiedere. Volevo raccontare un amore diverso dal classico "senza di te non vivo". Un amore in cui due persone stanno bene anche da sole, ma che scegliendosi riescono ad arricchirsi a vicenda. Musicalmente volevo che questa sensazione avesse un suono caldo, luminoso e contemporaneo, perché la quotidianità che racconto non è qualcosa di triste o banale. Per me è proprio lì che si trova la parte più bella dell'amore.

Il tuo stile si muove in un pop contemporaneo dal respiro cantautorale. Considerando il tuo background, iniziato sognando la batteria per poi passare alla chitarra e allo studio della viola in Conservatorio, come ti sei avvicinata a questo sound e quali sono i tuoi artisti di riferimento?

In realtà credo che il mio sound sia arrivato in maniera abbastanza naturale, attraverso tutto quello che ho ascoltato e vissuto. La musica è sempre stata presente nella mia vita, anche se non ho mai seguito un percorso completamente lineare. Da bambina volevo la batteria, poi è arrivata la chitarra, il Conservatorio, la viola e infine il canto, che è diventato il mio vero spazio espressivo. Per quanto riguarda i miei riferimenti, Cesare Cremonini è sicuramente una delle persone che ha influenzato maggiormente il mio modo di guardare alla musica. Amo tantissimo la sua capacità di raccontare emozioni enormi attraverso immagini apparentemente semplici e quotidiane. Mi piacciono gli artisti che riescono a farti sentire qualcosa senza necessariamente spiegartelo. Quelli che prendono una situazione normale e riescono a trasformarla in una fotografia che rimane dentro. Credo che sia quello che sto cercando anch'io di fare con le mie canzoni. Non so ancora esattamente quale sarà il mio sound definitivo, e forse non voglio nemmeno saperlo. Mi piace l'idea di continuare a scoprirlo canzone dopo canzone, senza perdere però la cosa che per me conta di più: sentire che quello che sto cantando mi rappresenta davvero.

Dopo anni in cui il canto è rimasto uno spazio strettamente personale, hai affrontato un periodo di silenzio prima di trovare la spinta per ricominciare e firmare il tuo primo contratto discografico nell'ottobre 2024. Quali sono state le maggiori difficoltà in questo processo di emersione?

Credo che la difficoltà più grande sia stata permettermi di credere che potessi farlo davvero. Per tanto tempo il canto è stato soltanto mio. Era il posto in cui potevo essere me stessa senza preoccuparmi del giudizio di nessuno. Quando ho iniziato a pensare di trasformarlo in qualcosa di reale, inevitabilmente sono arrivati anche i dubbi. "E se non fossi abbastanza brava?" "E se non piacesse?" "E se stessi facendo una cosa più grande di me?" Poi c'è stato quel periodo di silenzio che, con il senno di poi, credo sia stato importante. Non lo vedo più come un periodo perso, ma come una parte del percorso. Mi ha permesso di capire quanto mi mancasse la musica e quanto fosse importante per me. Quando nell'ottobre 2024 ho firmato con Up Music ho provato paura, felicità, incredulità e tantissime altre emozioni insieme. Ma soprattutto ho sentito di aver fatto una cosa per me. Ho scelto di non chiedermi più se fossi pronta e di provare comunque. E penso che, a volte, emergere significhi proprio questo: non diventare improvvisamente sicuri di sé, ma imparare ad accogliere anche le proprie paure e andare avanti insieme a loro.

Ora che stai trasformando la normalità in emozione per permettere a chi ascolta di ritrovarsi nelle tue storie, qual è il tuo più grande sogno nel cassetto?

Credo che il mio sogno più grande sia riuscire a lasciare qualcosa nelle persone. Non necessariamente qualcosa di enorme. Mi basterebbe che una mia canzone riuscisse ad accompagnare qualcuno in un momento della sua vita. Vorrei che una persona potesse ascoltare una mia canzone e pensare: "Questa cosa la sento anch'io". Per me sarebbe già tantissimo. E poi c'è un sogno che, soprattutto con "Il primo ballo", sento particolarmente vicino: mi piacerebbe un giorno sapere che una coppia ha scelto una mia canzone per il proprio primo ballo. lo quel momento lo vivo da anni attraverso il mio lavoro. Vedo gli sposi emozionarsi, guardarsi, stringersi e iniziare insieme una nuova parte della loro vita. Pensare che un giorno possa essere una mia canzone ad accompagnare quel momento mi emoziona tantissimo. Sarebbe quasi come chiudere un cerchio: io che ho passato anni a guardare i primi balli degli altri e che, attraverso una canzone, riesco a entrare per qualche minuto nella storia d'amore di qualcuno. Ma il sogno più grande, forse, è ancora più semplice: continuare a fare musica senza perdere mai la parte di me che l'ha iniziata per amore, prima ancora che per qualsiasi altra cosa.

Dopo aver cantato l'accettazione del cambiamento in "La vita è una danza", la resilienza in "Dietro le nuvole" e ora la quotidianità ne "Il primo ballo", quali sono i tuoi prossimi obiettivi musicali?

Vorrei continuare a scrivere e a scoprire quali altre parti di me possono diventare canzoni. Se guardo ai miei primi tre brani, mi sembra quasi di aver fatto un piccolo viaggio: prima ho raccontato il cambiamento, poi la forza di rialzarsi e oggi l'amore e la condivisione. Non so ancora quale sarà il prossimo capitolo, ma ci sono già nuove canzoni che stanno prendendo forma. Vorrei continuare a sperimentare con i suoni, crescere nella scrittura e soprattutto portare sempre di più la mia musica fuori dallo studio. Mi piacerebbe fare più live, incontrare il pubblico e vivere quella connessione che esiste solo quando una canzone viene cantata davanti alle persone. Non ho fretta di arrivare da qualche parte. Per tanto tempo ho pensato che avrei dovuto sapere esattamente dove andare. Oggi, invece, mi piace l'idea di camminare e vedere cosa succede. So solo che voglio continuare a scrivere, continuare a emozionarmi e continuare a raccontare quelle piccole cose che, alla fine, sono le cose più grandi che abbiamo. Una canzone alla volta.

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