Pubblicato in diverse lingue, è
arrivato anche in Italia “Una fanciullezza rubata” il libro di
Giuliano Bruno, che è la storia di una donna e della
bambina che ha continuato a vivere dentro di lei, ma è anche la storia di un
figlio che, tornando sui passi della madre, cerca di oltrepassare i muri che il
dolore aveva innalzato tra loro. Un ponte tra due generazioni, tra ciò che
non è stato detto e ciò che può ancora essere compreso; un tentativo di
trasformare il silenzio in memoria e la memoria in una forma tardiva di
incontro.
«“Una fanciullezza rubata”
è un memoir narrativo che dà voce, in forma postuma e immaginata, a una
donna del Sud Italia cresciuta tra povertà, silenzi e solitudine. Ho scritto la
sua storia – afferma l’autore, Giuliano Bruno, che della protagonista è
il figlio - come un atto d’amore, di ascolto e di riscatto nel tentativo
di restituire parola e dignità a chi, per tutta la vita, ha imparato
soprattutto a sopravvivere, senza riuscire mai davvero a raccontarsi.»
Giuliano Bruno nasce a Taviano, nel cuore del Salento, nel 1969. Dopo il diploma intraprende gli studi di Lingue e Letterature Straniere all’Università di Lecce, un percorso che, pur non portato a compimento, alimenta una passione per le lingue e per le culture straniere destinata ad accompagnarlo per tutta la vita. A ventiquattro anni lascia l’Italia e si trasferisce in Germania, dove vive da oltre trent’anni. Sono gli anni della formazione, delle prime esperienze lontano da casa e di una necessaria gavetta nel settore alberghiero. È proprio in questo ambiente che, quasi per una combinazione di curiosità e intraprendenza personale, si avvicina al mondo dell’informatica.
Da autodidatta costruisce progressivamente competenze sempre più specialistiche, trasformando quella che inizialmente era una passione in una carriera internazionale come consulente IT per una delle maggiori aziende americane. Si occupa di soluzioni tecnologiche, analisi dei dati in complesse banche dati e di business intelligence applicate al settore dell’ospitalità. È una professione che, per oltre vent’anni, lo porta a viaggiare in ogni parte del mondo, dall’Europa all’Asia, dalle Americhe al Medio Oriente, confrontandosi quotidianamente con culture, lingue e realtà profondamente diverse. Un’esperienza umana, prima ancora che professionale, che amplia i suoi orizzonti e modifica progressivamente il suo modo di percepire l’identità e l’appartenenza. Parla diverse lingue e, pur conservando un legame viscerale con la propria terra d’origine, questo lungo percorso lo porta a sentirsi sempre più cittadino del mondo.
Accanto alla tecnologia,
Giuliano coltiva da sempre una passione più intima: la scrittura. Una vocazione
rimasta tuttavia a lungo inespressa, relegata in un cassetto anche per una
certa ritrosia nel riconoscere valore alle proprie capacità. Per anni scrivere
rimane un desiderio silenzioso, qualcosa da rimandare, forse da non concedersi
fino in fondo. Saranno le perdite familiari, prima quella del padre e, molti
anni più tardi, quella della madre, a mutare profondamente il suo rapporto con
la parola scritta. Ciò che era rimasto a lungo inespresso diventa una
necessità, quasi un’urgenza emotiva: scrivere per trattenere ciò che il tempo e
la morte rischiano irrimediabilmente di cancellare.
I racconti dell’infanzia che la
madre gli aveva affidato nel corso degli anni assumono allora un significato
nuovo. Ricordi ascoltati fin da bambino e custoditi nel tempo diventano
un’eredità silenziosa, fino a confondersi con la sua stessa memoria. È da
questo patrimonio di parole, silenzi e frammenti di vita che nasce: Una
fanciullezza rubata, pubblicato da Midgard Editrice nel 2025. Il libro
ricostruisce una storia familiare realmente accaduta nel Sud Italia del
dopoguerra e, in particolare, la difficile infanzia di sua madre: una vicenda
segnata da separazioni, abbandoni, povertà, istituti e profonde lacerazioni
familiari, ma attraversata anche da una straordinaria capacità di resistere,
rialzarsi e continuare a vivere.
Grazie alle competenze
linguistiche maturate nel corso della sua vita, Giuliano Bruno traduce
personalmente la propria opera in altre tre lingue: “Der Kindheit
entrissen” in tedesco, “A Childhood Left Behind” in
inglese e “Una infancia robada” in spagnolo (qui il link per
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storia nata da una memoria familiare e profondamente radicata nel Salento e nel
Mezzogiorno italiano oltrepassa così i confini nazionali, aprendosi a lettori,
lingue e culture differenti. Nonostante viva da molti anni in Germania e abbia
trascorso gran parte della propria vita adulta viaggiando, Giuliano conserva un
legame profondo con la terra d’origine. Nella sua scrittura il Salento
non rappresenta soltanto uno spazio geografico: è il luogo della memoria e
dell’appartenenza, il territorio reale e simbolico nel quale sopravvivono
storie, voci e destini che rischierebbero di scomparire se nessuno decidesse di
raccoglierli e tramandarli.
In questo senso, la dimensione
internazionale e il legame con le radici non rappresentano per lui due identità
contrapposte. Al contrario, convivono e si alimentano reciprocamente: l’uomo
che ha attraversato il mondo è anche quello che, attraverso la scrittura, ha
sentito il bisogno di tornare alle proprie origini. Per Giuliano Bruno
la scrittura diventa così un ponte tra passato e presente, tra le proprie
radici e il mondo. Un esercizio di memoria e, al tempo stesso, di
consapevolezza: un modo per interrogare il passato, comprendere il presente e,
soprattutto, restituire voce e dignità a chi, per troppo tempo, non ha avuto
la possibilità di raccontare la propria storia.
Giuliano
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