Dose: le notti insonni diventano racconto in “No No Note”

redazione

“No No Note” si muove in un territorio fragile e densissimo, quello delle notti insonni, quando il pensiero prende il sopravvento e tutto si amplifica. Dose costruisce un racconto stratificato, fatto di immagini dirette e ripetizioni ipnotiche, in cui il tempo sembra sospeso e ogni parola pesa più del dovuto. Il brano attraversa il confine tra lucidità e smarrimento, trasformando la notte in un archivio emotivo dove convivono errori, verità distorte e legami necessari. Più che una narrazione, è un flusso interiore che resta addosso.

Nel brano affronti il tema delle verità distorte e delle voci esterne: quanto è facile perdere il controllo della propria narrazione?
A dire la verità e proprio scrivendo di queste situazioni che riesco ad avere il pieno controllo sul tutto, e penso che sia il punto chiave per far si che tutte le false parole dette sul mio conto non pesano più del dovuto e soprattutto perdono altamente valore quando arrivano al diretto interessato.

Hai mai sentito che qualcuno raccontasse la tua storia in modo diverso da come l’hai vissuta?
Assai, molte volte. Ma la quantità di chi distorce le storie accadute, è sempre più bassa di chi proprio le inventa da zero cercando di portare (concedetemi il termine) della cattiveria reale che si crea dalle falsità che molti dicono per abbatterti durante una sorta di decollo emotivo positivo.

La musica può essere un modo per rimettere ordine nella propria verità?
Sicuramente, da quando non ho più filtri e ho trovato il coraggio di espormi senza più raccontare il mio vissuto tramite delle frasi parallele ma dicendo tutto in modo diretto non solo ha rimesso tutto in ordine, ma addirittura ha abbassato la percentuale di falsità messe in giro da chi mi vuole poco bene, sia alla mia persona ma soprattutto al mio personaggio.

“No No Note” sembra mettere a nudo molte contraddizioni personali: quanto è difficile esporsi così?
Molto, o almeno lo era. Quando mi sono esposto al massimo con Oro Bianco (un brano scritto su una mia relazione passata) ho capito che riuscire a dire le cose come stanno veramente senza mezzi termini, per quanto sia più difficile e sicuramente molto più appagante vedere che quello che si ha scritto prende una cerchia molto ampia, anche se il racconto non è “positivo”.

Pensi che il pubblico possa riconoscersi in questo tipo di conflitto interiore?
Sicuramente, ho avuto un riscontro molto positivo su questo brano. Ho proprio notato che tante nostre emozioni che non sempre riusciamo ad esporre ci accomunano tra noi, pur se spesso si pensa che capita solo a noi.
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