"Tilt" creativo di Grace e la conquista dell'autenticità

redazione

Cosa succede quando un’artista decide di smettere di cercare il consenso per cercare, finalmente, la propria verità? Per Grace, la risposta è racchiusa nel suo nuovo singolo, "Tilt", un brano che segna una netta linea di demarcazione con il passato. Non è solo una canzone, ma un rischio calcolato, un’esplosione sonora fatta di glitch, distorsioni e tensioni emotive che portano l'ascoltatore dritto nel cuore di un sistema che crasha per poi rinascere. In questa chiacchierata su Top Stage, Grace ci racconta la genesi tecnica di un sound volutamente "sporco", le sfide di un settore ultra-competitivo e la sua personale ricetta per non perdere la bussola. Dalle influenze pop-rock alla voglia di costruire una connessione viscerale con il pubblico, ecco come Grace si prepara a giocare la sua partita più importante: quella dell'identità senza filtri.

Come stai vivendo l’uscita di "Tilt"? Senti che questo brano rappresenti una rottura rispetto a ciò che hai pubblicato in passato?
La sto vivendo come una liberazione, ma anche come un rischio. "Tilt" è sicuramente una rottura: è più crudo, più diretto, meno “protetto” rispetto a quello che ho fatto prima. Non ho cercato di piacere, ho cercato di essere vera. E questa cosa si sente. È un passo avanti perché mi espone di più, ma proprio per questo mi rappresenta al 100%.

Raccontaci la genesi del brano dal punto di vista tecnico: come avete lavorato sul sound per rendere sonora l'idea di un sistema che va in tilt?
Siamo partiti da un’idea molto chiara: evitare un suono troppo pulito. Volevamo creare tensione. Abbiamo lavorato su suoni distorti, glitch, interruzioni, momenti in cui sembra che il pezzo stia per “rompersi”. Anche la dinamica è fondamentale: ci sono parti più sospese e altre che esplodono all’improvviso. È tutto costruito per dare quella sensazione di instabilità continua, come se qualcosa potesse cedere da un momento all’altro.

Come ti sei avvicinata allo stile attuale di Grace? Chi sono i tuoi artisti di riferimento che sanno mescolare melodia e "caos" in modo perfetto?
Il mio stile è nato mescolando quello che ho dentro con quello che ho sempre ascoltato. Amo artisti che non hanno paura di sporcarsi, di essere imperfetti. Penso a chi riesce a unire vulnerabilità e potenza, melodia e rabbia. Io vengo da un mondo pop/rock, ma con un’anima molto emotiva. Più cresco, più mi allontano dal voler essere “giusta” e mi avvicino all’essere autentica.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai affrontato negli anni per non andare "in tilt" tu stessa in un settore così competitivo come quello musicale?
La difficoltà più grande è stata non perdermi. Questo è un ambiente che ti spinge continuamente a confrontarti, a sentirti indietro, a dubitare di te. Ho avuto momenti in cui mi sono sentita completamente fuori strada. Ma ogni volta sono tornata alla stessa domanda: “Perché lo fai?”. E la risposta è sempre stata la stessa: perché ne ho bisogno. Quando torni lì, ritrovi un equilibrio.

Qual è il tuo vero sogno nel cassetto? Quel traguardo che, se raggiunto, ti farebbe dire "okay, ho vinto la partita"?
Il mio sogno è creare qualcosa che resti. Riempire uno stadio sarebbe incredibile, sì, ma ancora di più sapere che le mie canzoni hanno accompagnato davvero la vita di qualcuno. Voglio costruire un pubblico che non mi ascolta solo, ma si riconosce in quello che faccio. Se arrivo a quel livello di connessione… allora sì, ho vinto.

Quali sono i prossimi obiettivi? C'è già un nuovo "schema di gioco" pronto per i prossimi mesi?
Assolutamente sì. "Tilt" non è un punto di arrivo, è l’inizio di un percorso. Sto lavorando a nuova musica che spinge ancora di più in questa direzione: più identità, più impatto. Anche a livello visivo e live voglio alzare l’asticella, creare un mondo coerente e riconoscibile. Nei prossimi mesi ci saranno nuove uscite e un progetto sempre più definito. Il gioco è appena iniziato. 

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