Dalla formazione tra jazz e fusion ai club britannici di Manchester fino ai prestigiosi studi di Nashville, il percorso di Dario Distasi è una costante evoluzione guidata dalla ricerca e dall'esigenza di contaminare i generi. Con il nuovo singolo City Girl, l'artista e chitarrista molisano mette in scena un affascinante cortocircuito sonoro tra la purezza dell'acustico e le sonorità dell'elettronica, raggiungendo numeri importanti e conquistando un pubblico sempre più ampio. In questa intervista per Top Stage, Dario Distasi si racconta a tutto tondo: dal valore inestimabile dell'autoproduzione e dell'indipendenza artistica ai ricordi della gavetta all'estero, fino alle nuove esplorazioni per il futuro e al sogno mai sopito di tornare a scrivere per il cinema.
Il 19 giugno è uscito City girl. Dopo le ottime risposte dei precedenti lavori e con oltre 100.000 ascolti all'attivo, come stai vivendo l’uscita e il riscontro di questo singolo così istintivo?
È elettrizzante. In particolare il responso della stampa nazionale, quella generalista, è stato molto positivo come anche per il precedente Where The Wind Blows. Stavolta però è diverso. Sto cercando di parlare una lingua diversa per ogni brano e con City Girl mi sono reso conto di rivolgermi (anche) ad un pubblico nuovo.
Raccontaci la genesi di City girl: qui la chitarra acustica si appoggia su un tappeto sonoro asciutto, minimale e aperto all'elettronica. Come avete lavorato per fondere questo sound così moderno a una tematica che parla di spazi vuoti, pioggia e attrazioni improvvise?
Amo i contrasti. La purezza della chitarra acustica può convivere bene con degli elementi fi elettronica, è uno dei percorsi che ho intrapreso recentemente. Il testo è un viaggio interiore che porta ad un momento di scelte improvvise, ma non casuali.
Sei partito come chitarrista puro studiando jazz, fusion e rock, per poi formarti tra Roma, Manchester e Nashville. Come ti sei avvicinato allo stile crossover e internazionale a cui ci hai abituati, e quali sono i tuoi artisti di riferimento d'oltremanica e d'oltreoceano?
È un comtinuum, un processo che non è sempre ragionato. Penso di aggiungere spesso ingredienti ad una lista potenzialmente infinita, ma spesso vado anche a ripescare elementi che mi hanno attratto molto in passato.
Ti muovi da sempre come artista indipendente, curando in autoproduzione arrangiamenti e parti strumentali. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai affrontato negli anni per difendere la tua identità e per emergere nell'ambito musicale senza piegarti alle mode passeggere?
Le sirene di un certo tipo di mercato musicale hanno suonato anche per me, ma in tutta sincerità avere il controllo di quello che faccio per me ha un valore enorme.
Hai vissuto la gavetta vera dei club britannici arrivando fino alla finale di Open Mic UK e hai registrato in Tennessee. Qual è il grande sogno nel cassetto che Dario Distasi non ha ancora realizzato?
Ovviamente ce ne sono molti.
Uno è tornare a scrivere musica per film. Una delle mie grandi soddisfazioni è stato lavorare ad un docufilm con Michele Placido, e mi piacerebbe molto fare qualcosa di simile.
Oltre alla promozione estiva di City girl, quali sono i tuoi prossimi obiettivi? C'è già in cantiere la lavorazione di un nuovo EP o di un album completo?
Sto lavorando a nuova musica, ma per ora non ho definito tutti i miei progetti.
Potete scoprire le mie prossime mosse su instagram.com/dario_distasi YouTube.com/dariodistasi

