Oltre vent’anni di carriera live, una solida gavetta nei pianobar e grandi successi teatrali non hanno spento la sete di sperimentazione di Massimo De Simone. Con il lancio digitale del suo nuovo, ambizioso singolo "Terrastronave", il cantautore indipendente abbatte i confini della tradizione italiana per proiettarsi nello spazio profondo. Tra synth avvolgenti, chitarre spaziali e un videoclip che unisce realtà e Intelligenza Artificiale, De Simone ci guida in un cortocircuito sensoriale ed emotivo. In questa intervista esclusiva per Top Stage, l'artista ci racconta la genesi di questo "viaggio interdimensionale", la sua strenua difesa della libertà creativa e i suoi sogni futuristici tra ologrammi, fisica quantistica e palchi aumentati.
In studio è stata pura alchimia sperimentale! Per "hackerare" il cervello abbiamo letteralmente stratificato il suono: abbiamo intrecciato la calda tradizione cantautorale italiana con synth avvolgenti e chitarre spaziali, proprio per creare quel cortocircuito sensoriale che abbatte le barriere. Volevamo che l'ascoltatore non si limitasse a sentire il brano, ma ci entrasse dentro: un vero e proprio "viaggio interdimensionale" a portata di cuffie!
Sappiamo che il pianoforte è il tuo compagno di vita da quando avevi solo sei anni. La tua impronta spazia dal rock classico alla grande melodia italiana, fino alla musica per immagini, per il cinema e per il teatro. Quali sono i pilastri musicali che hanno guidato questa tua eclettica evoluzione stilistica?
Il pianoforte è il mio filo conduttore, ma lungo la strada ho fatto amicizia con tanti mondi! Se devo indicare i miei "pilastri", direi il vigore del rock classico che mi ha dato la carica, l'immensa lezione melodica della tradizione italiana che mi ha insegnato a raccontare storie, e la magia della musica per il cinema, che mi ha insegnato a "dipingere" con le note. È un mix che mi porta a spaziare senza confini: un po' di rigore accademico, una dose di sfrontatezza rock e tanta voglia di emozionare. In fondo, la mia evoluzione è solo un lungo dialogo tra questi linguaggi che, alla fine, parlano tutti la stessa lingua: quella del cuore!
Ho sembra privilegiato la libertà creativa rispetto alla ricerca del successo. Ho provato a scrivere in modo commerciale ma ho avvertito sempre un grande disagio nel tentare di darmi degli orientamenti concettuali e sonori.
Ho percepito che la mia vocazione non era cavalcare schemi definiti, ma tentare di evolvere me stesso attraverso la musica.
Hai scritto e prodotto musical di grande respiro – da quelli a sfondo religioso come Sui passi suoi alle atmosfere gotiche di Uomo senz'anima –, hai cantato la fisica e l'universo. Qual è il sogno o la grande opera (visiva o musicale) che non hai ancora realizzato e che aspetta nel tuo cassetto?
Vorrei usare proiezioni olografiche per simulare il tessuto dello spaziotempo. La musica sarebbe composta traducendo in frequenze sonore i dati reali delle pulsar, l'orbita dei pianeti e la radiazione cosmica di fondo. Una celebrazione matematica dell'infinito, dove la scienza diventa poesia pura.
Ora ti dico il massimo che si potrebbe tentare.
Il Palco Aumentato: Niente semplici schermi sullo sfondo. Userei la realtà aumentata! Il pubblico potrebbe inquadrare il palco con lo smartphone e vedere elementi visivi generati dall'IA (come galassie o architetture spaziali) che fluttuano e interagiscono direttamente con la band in carne ed ossa.

