Massimo De Simone: in viaggio su "Terrastronave" tra cantautorato, intelligenza artificiale e odissee interdimensionali

redazione
 

Oltre vent’anni di carriera live, una solida gavetta nei pianobar e grandi successi teatrali non hanno spento la sete di sperimentazione di Massimo De Simone. Con il lancio digitale del suo nuovo, ambizioso singolo "Terrastronave", il cantautore indipendente abbatte i confini della tradizione italiana per proiettarsi nello spazio profondo. Tra synth avvolgenti, chitarre spaziali e un videoclip che unisce realtà e Intelligenza Artificiale, De Simone ci guida in un cortocircuito sensoriale ed emotivo. In questa intervista esclusiva per Top Stage, l'artista ci racconta la genesi di questo "viaggio interdimensionale", la sua strenua difesa della libertà creativa e i suoi sogni futuristici tra ologrammi, fisica quantistica e palchi aumentati.
 
Il 10 luglio è uscito "Terrastronave". Dopo oltre vent’anni di carriera live, la gavetta nei pianobar e i successi nei grandi teatri del Centro Italia, che emozione si prova a lanciare nel panorama digitale un brano così ambizioso? C'è un pizzico di vertigine nel vederlo finalmente "decollare"? 
È vero, il tema è decisamente fuori dagli schemi! Forse c’è un po' di azzardo nel proporlo in un brano cantautoriale. Ma proprio in un periodo in cui il mondo è ferito da inquinamento e conflitti, mi sembrava fondamentale ribadire un concetto semplice: siamo un’unica grande famiglia e questa Terra è l'unica casa che abbiamo. Cantarlo mi è sembrato il minimo che potessi fare. Però poi realizzarlo e proporlo è stata  una emozione stellare che mi fa girare la testa!
 
In "Terrastronave" unisci la tradizione cantautorale italiana a sonorità elettroniche internazionali, chitarre spaziali e synth avvolgenti. Nella produzione parli addirittura di voler "hackerare" il filtro algoritmico della nostra mente per aprire una breccia tra le dimensioni. Come avete lavorato in studio per tradurre in musica un concetto così profondo e stratificato?
In studio è stata pura alchimia sperimentale! Per "hackerare" il cervello abbiamo letteralmente stratificato il suono: abbiamo intrecciato la calda tradizione cantautorale italiana con synth avvolgenti e chitarre spaziali, proprio per creare quel cortocircuito sensoriale che abbatte le barriere. Volevamo che l'ascoltatore non si limitasse a sentire il brano, ma ci entrasse dentro: un vero e proprio "viaggio interdimensionale" a portata di cuffie!

Sappiamo che il pianoforte è il tuo compagno di vita da quando avevi solo sei anni. La tua impronta spazia dal rock classico alla grande melodia italiana, fino alla musica per immagini, per il cinema e per il teatro. Quali sono i pilastri musicali che hanno guidato questa tua eclettica evoluzione stilistica?
Il pianoforte è il mio filo conduttore, ma lungo la strada ho fatto amicizia con tanti mondi! Se devo indicare i miei "pilastri", direi il vigore del rock classico che mi ha dato la carica, l'immensa lezione melodica della tradizione italiana che mi ha insegnato a raccontare storie, e la magia della musica per il cinema, che mi ha insegnato a "dipingere" con le note. È un mix che mi porta a spaziare senza confini: un po' di rigore accademico, una dose di sfrontatezza rock e tanta voglia di emozionare. In fondo, la mia evoluzione è solo un lungo dialogo tra questi linguaggi che, alla fine, parlano tutti la stessa lingua: quella del cuore!

Ti muovi da sempre come voce indipendente nel panorama musicale. In un mercato discografico che spesso esige formule standardizzate e immediate, quanto è stato impegnativo difendere la tua libertà creativa e portare avanti una proposta che unisce scienza, poesia, teatro e canzone pop-rock?
Ho sembra privilegiato la libertà creativa rispetto alla ricerca del successo. Ho provato a scrivere in modo commerciale ma ho avvertito sempre un grande disagio nel tentare di darmi degli orientamenti concettuali e sonori.
Ho percepito che la mia vocazione non era cavalcare schemi definiti, ma tentare di evolvere me stesso attraverso la musica.

Hai scritto e prodotto musical di grande respiro – da quelli a sfondo religioso come Sui passi suoi alle atmosfere gotiche di Uomo senz'anima –, hai cantato la fisica e l'universo. Qual è il sogno o la grande opera (visiva o musicale) che non hai ancora realizzato e che aspetta nel tuo cassetto? 
Ok, il mio "Sogno nel Cassetto", è una opera con titolo provvisorio” Codici e Costellazioni”
Vorrei usare proiezioni olografiche per simulare il tessuto dello spaziotempo. La musica sarebbe composta traducendo in frequenze sonore i dati reali delle pulsar, l'orbita dei pianeti e la radiazione cosmica di fondo. Una celebrazione matematica dell'infinito, dove la scienza diventa poesia pura.
La narrazione visiva si concentrerebbe su paesaggi frammentati, architetture informatiche in rovina e la disperata ricerca, da parte di un essere artificiale, di "fantasmi delle macchine" esistiti prima di lui, di suoi avi o progenitori, creando un parallelo con la spiritualità umana. Musicalmente, dominerebbero dissonanze, suoni profondi e cori ritmici,
Il vero climax dell'opera. Un duetto senza precedenti. Un cantante umano in carne ed ossa, con tutte le increspature, le imperfezioni e le emozioni della sua voce, che dialoga con un'armonia generata in tempo reale da una macchina. La melodia di base muterebbe istante per istante, reagendo al battito cardiaco, al respiro e all'intensità emotiva dell'artista sul palco.
 
Con "Terrastronave" hai lanciato anche un videoclip che è un’autentica odissea visiva tra riprese reali e Intelligenza Artificiale. Quali sono i passi immediati per portare questo progetto "multidimensionale" dal vivo e che tipo di esperienza vuoi far vivere al pubblico nei prossimi mesi?
Ora ti dico il massimo che si potrebbe tentare.
Il Palco Aumentato: Niente semplici schermi sullo sfondo. Userei la realtà aumentata! Il pubblico potrebbe inquadrare il palco con lo smartphone e vedere elementi visivi generati dall'IA (come galassie o architetture spaziali) che fluttuano e interagiscono direttamente con la band in carne ed ossa.
Spettatori Co-piloti: Installerei sensori per catturare l'energia e il movimento della sala. Più il pubblico balla, salta o canta, più i visual e le luci reagiscono in tempo reale. Se la platea si scatena, la "Terrastronave" entra nell'iperspazio!
Sulla scena del palco però porterei fisicamente tutti i personaggi presenti nel videoclip, reali e scatenati nella danza con un mood cosmico.
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