Tra sound analogico e rinascita artistica: il viaggio profondo di Rob d'Elia verso il nuovo album

redazione

 


Un approfondimento curato per i lettori di Top Stage, in cui l'artista ripercorre la genesi del suo stile rock, blues e jazz, segnato da studi accademici e chitarre vintage. Un dialogo che attraversa le sfide del cantautorato, la ricerca della speranza nei momenti complessi e il sogno di tornare a calcare i palchi dei club dal vivo.

Come stai vivendo l’uscita del tuo nuovo singolo "Un Mondo Nuovo" per Matilde Dischi?

Salve a tutti, è un piacere essere qui con voi, la sto vivendo molto bene, è un periodo molto intenso di progettazione per la finalizzazione dell’album, ed è davvero un piacere raccontare la genesi di questo brano e di come ho cominciato a fare musica nelle interviste scritte e radiofoniche.

Raccontaci la genesi di "Un Mondo Nuovo": dal sound analogico basato su chitarre e amplificatori vintage fino alla tematica della speranza nata da un periodo personale complesso e doloroso.

Si, Un Mondo Nuovo è legata ad un periodo complesso della mia esistenza, facevo i conti con un dolore che provavo ad attraversare ma non riuscivo a superare che poi ho provato a canalizzare nella realizzazione di questo brano. Il titolo è strettamente legato ad un senso di speranza nel futuro, la scelta di realizzare tutto in analogico fa parte del mio modo di fare musica ed è una scelta stilistica chiara.

Come ti sei avvicinato al tuo sound rock, blues e jazz, passando dai tuoi studi accademici e dalla laurea in Musica Jazz al Conservatorio di Bari fino alle influenze di artisti come Jimi Hendrix, John Mayer, James Bay e Nirvana?

Il mio approccio alla musica è stato naturale, quasi viscerale, è difficile da spiegare, sono quelle sensazioni che ti partono da dentro e non riesci a capire, probabilmente è partito tutto da quando, da ragazzino, ho visto Ritorno al Futuro, la scena in cui Marty McFly suonava la sua stupenda 335 e faceva un solo stupendo, probabilmente è partito tutto da li, così ho sognato che un giorno su quel palco ci sarei salito anch’io.

Quali sono state le maggiori difficoltà o le sfide che hai affrontato negli anni — dalle prime cantine umide con gli A.D.D. fino alla profonda crisi compositiva superata con determinazione — per emergere nel cantautorato?

Le maggiori difficoltà sono state quelle di trovare degli stimoli per continuare a fare musica dopo tanti anni, la mia non è stata una scelta commerciale, ma di vita, di necessità spirituale, per troppo tempo mi sono sentito inconsistente senza la parte creativa di me stesso, così mi sono circondato di chitarre stupende, il rapporto con Gianni Pollex è stato determinante alla mia rinascita artistica, a lui devo molto.

Qual è il tuo sogno nel cassetto, ripensando al desiderio fortissimo di terminare il tuo secondo disco solista e portarlo finalmente dal vivo nei club?

Il mio sogno più grande è quello di tornare a fare musica dal vivo, questa volta in posti nei quali non sono mai stato come solista, mi piacerebbe fare un tour nei club anche di supporto a qualche artista affermato italiano.

Quali sono i prossimi obiettivi discografici e lavorativi insieme al produttore Gianni Pollex e all'etichetta Matilde Dischi?

Siamo vicini all’uscita del secondo singolo, sarà un brano che racconta un po' le nostre storie di vita, più personale, con un sound differente dal precedente.

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