Tra sound elettronico e radici cantautorali: il viaggio di Sartini nel cuore del "Conflitto irrisolto"

redazione

 

Un approfondimento curato per i lettori di Top Stage, in cui l'artista ripercorre la genesi del suo ultimo singolo pubblicato per Tool Cube. Un dialogo che attraversa le sfide dell'indipendenza artistica, la contaminazione tra generi musicali differenti e il sogno nel cassetto di calcare un giorno il palco del Festival di Sanremo come autore o direttore d'orchestra.

Come stai vivendo l’uscita del nuovo singolo "Conflitto irrisolto" pubblicato per Tool Cube?

Con entusiasmo, ma anche con quella sana inquietudine che accompagna ogni nuova pubblicazione. Quando scrivi qualcosa di così personale, inevitabilmente ti esponi. La soddisfazione più grande è vedere che qualcuno riesce a riconoscersi in ciò che racconti.

Raccontaci la genesi di "Conflitto irrisolto": dal sound che unisce cantautorato ed elettronica con sintetizzatori e il ticchettio di un orologio a pendolo, fino al dialogo interiore con la parte più irrazionale e contraddittoria di sé.

È nato dalla consapevolezza che non tutte le contraddizioni possono essere risolte. Il pendolo rappresenta il tempo che scorre mentre continuiamo a discutere con noi stessi. Ho scelto l’elettronica per dare una dimensione quasi ossessiva a questo dialogo, mantenendo però la scrittura cantautorale al centro.

Come ti sei avvicinato al tuo stile poliedrico che unisce le radici nel cantautorato italiano (da Rino Gaetano a Lucio Dalla e De André) a un ascolto onnivoro che spazia dal rock progressivo al funk e al punk rock?

Non ho mai amato i confini musicali. Sono cresciuto ascoltando grandi cantautori italiani, ma contemporaneamente mi incuriosivano sonorità completamente diverse. Credo che ogni genere abbia qualcosa da insegnare e che la propria identità nasca proprio dalla contaminazione.

Quali sono state le maggiori difficoltà o le sfide che hai affrontato nei tuoi oltre vent'anni di esperienza dal vivo per costruire un percorso artistico così personale e indipendente?

La difficoltà più grande è stata probabilmente rimanere fedele a me stesso. L’indipendenza artistica offre molta libertà, ma richiede anche sacrifici, investimenti e una buona dose di testardaggine. Il palco, fortunatamente, continua a ripagarmi di tutto.

Qual è il tuo sogno nel cassetto, ripensando anche al desiderio di approdare un giorno al Festival di Sanremo come autore o dirigendo l'orchestra?

Sanremo rimane un sogno, soprattutto nella veste di autore. Mi affascina l’idea di ascoltare una mia canzone interpretata da qualcun altro. E poi, perché no, un giorno mi piacerebbe anche dirigere un’orchestra. Sognare non costa nulla, almeno quello!

Quali sono i prossimi obiettivi discografici e i progetti futuri legati al tuo secondo album in uscita nel 2026 e al supporto di Tool Cube Management?

Il secondo album, Conflitto Irrisolto, rappresenta un nuovo capitolo del mio percorso artistico. L’obiettivo è far arrivare queste canzoni a un pubblico sempre più ampio. Ho già in cantiere il terzo disco! E naturalmente continuare a suonare dal vivo, che rimane la mia dimensione preferita.

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